Le foreste europee stanno cambiando volto: cosa ci dice la nuova ricerca su clima e alberi

🌲 Il cambiamento climatico non sta solo stressando gli alberi europei: sta riscrivendo le regole della competizione tra specie, ridisegnando — silenziosamente ma inesorabilmente — il futuro delle nostre foreste. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Communications Earth & Environment, frutto di una vasta collaborazione internazionale che coinvolge anche il Cnr-Isafom

🔍 Un continente in trasformazione 

Secondo le simulazioni, entro la fine del secolo un quarto delle foreste europee potrebbe cambiare specie dominante. Un dato che fa riflettere: significa alterazioni profonde nella biodiversità, nella capacità di assorbire carbonio, nella produttività del legno e, più in generale, nei servizi ecosistemici da cui dipendiamo. A guidare la ricerca sono stati oltre trenta studiosi europei, tra cui Alessio Collalti e Daniela Dalmonech del Cnr-Isafom di Perugia. Il team ha utilizzato tecniche avanzate di deep learning addestrate su un patrimonio impressionante: 135 milioni di anni-simulazione provenienti da 17 modelli ecologici sviluppati in diversi Paesi. 

🌳 Chi vince e chi perde nel nuovo clima 

Il quadro che emerge è chiaro: sei delle nove principali specie forestali analizzate perdono competitività negli scenari climatici futuri. E tra queste ci sono tutte le grandi conifere sempreverdi che oggi dominano il paesaggio europeo. 

- Abete rosso, abete bianco e pino silvestre mostrano un declino marcato, soprattutto nelle zone più calde e aride dei loro areali. 

- Al contrario, latifoglie decidue come faggio e farnia sembrano più pronte ad affrontare il nuovo clima, mantenendo o addirittura aumentando la propria competitività. “Le foreste europee non stanno semplicemente reagendo in termini di crescita o mortalità”, spiega Alessio Collalti. “Stanno cambiando gli equilibri ecologici che determinano quali specie riescono a prevalere nel lungo periodo”. 

🗺️ Le aree più vulnerabili 

Le simulazioni indicano che, nello scenario climatico più severo, 96 milioni di ettari potrebbero vedere un cambio di specie dominante entro il 2100. Le zone più esposte sono: 

- le regioni alpine 

- la Scandinavia meridionale 

- parte dell’area mediterranea. 

Si tratta di aree di transizione ecologica, dove specie con esigenze climatiche diverse convivono in equilibrio precario. Qui, un ulteriore aumento delle temperature o degli stress idrici potrebbe accelerare la sostituzione delle specie attuali. 

🪵 Impatti concreti per gestione e industria 

Le conifere rappresentano oggi oltre la metà delle foreste europee e sono fondamentali per l’industria del legno e per il sequestro del carbonio. Capire dove e quando potrebbero perdere terreno è cruciale per pianificare strategie di adattamento efficaci. “Le decisioni selvicolturali prese oggi determineranno il volto delle foreste europee per i prossimi decenni”, sottolinea Collalti. “Identificare in anticipo le aree più vulnerabili permette di progettare foreste più resilienti e diversificate”.

🤖 L’intelligenza artificiale come alleata delle foreste 

Lo studio mostra anche un altro aspetto interessante: IA può diventare un ponte tra decenni di modellistica ecologica e nuove proiezioni su scala continentale. Un modo per trasformare conoscenze locali in strumenti utili alla gestione sostenibile degli ecosistemi. “Le foreste sono sistemi complessi”, ricorda Daniela Dalmonech. “Per comprenderne le dinamiche servono strumenti capaci di osservare insieme processi biologici, clima e interazioni tra specie”. 

Fonte: CNR


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