Giorgio Vasari torna a Roma: ai Musei Capitolini un viaggio nella città che lo ha trasformato

Fino al 19 luglio 2026, i Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli aprono le porte a un’esposizione che riporta in vita il dialogo tra Giorgio Vasari e la Città Eterna. Una relazione intensa, formativa, quasi iniziatica: Roma fu per il maestro aretino non solo una tappa fondamentale, ma la vera fucina della sua identità artistica e intellettuale. La mostra racconta come la capitale pontificia abbia plasmato il giovane Vasari, accompagnandolo nella maturazione del suo linguaggio pittorico, nella definizione della sua visione architettonica e nella nascita del suo ruolo di narratore dell’arte rinascimentale. 

Un percorso che ricostruisce una vita in movimento 

L’esposizione segue Vasari attraverso i suoi soggiorni romani, restituendo la complessità di una figura poliedrica: pittore, architetto, biografo, osservatore acuto della vita culturale e politica del Cinquecento. Accanto alle opere, infatti, emergono documenti e testimonianze che illuminano il contesto in cui nacquero le celebri Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, opera cardine della storiografia artistica occidentale. Grazie a prestiti eccezionali da istituzioni italiane e internazionali – dagli Uffizi alla Biblioteca Apostolica Vaticana, da Capodimonte al Móra Ferenc Múzeum di Szeged – il percorso riunisce oltre settanta opere, tra disegni, stampe, lettere, medaglie, sculture e dipinti. Sedici sono autografi, accompagnati da sette disegni che permettono di entrare nel laboratorio creativo dell’artista. 

Capolavori in mostra: dalla Notte di Camaldoli all’Annunciazione di Szeged 

Tra le opere più attese spiccano: 

- La Resurrezione (1545 ca., con Raffaellino del Colle, Museo e Real Bosco di Capodimonte) 

- La Resurrezione di Cristo (1550, Pinacoteca Nazionale di Siena) 

- Il Ritratto di gentiluomo (Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco, Genova).

Di particolare fascino sono i due prestiti dal Monastero di Camaldoli

- la Natività del 1538, nota come Notte di Camaldoli, un gioiello giovanile dipinto “alla fiamminga”; 

- l’Orazione nell’Orto (1571), intensa e meditativa, testimonianza della maturità estrema dell’artista. Chiude il percorso l’Annunciazione (1570–1571) proveniente dal museo ungherese di Szeged, un tempo collocata nella Cappella di San Michele in Vaticano. 

Le quattro tappe del viaggio vasariano 

La mostra è articolata in quattro sezioni cronologiche, che seguono l’evoluzione del rapporto tra Vasari e Roma: 

1. 1532 e 1538 – Lo studio dell’antico e di Raffaello 

2. 1542–1546 – Alla corte del cardinale Alessandro Farnese: la Sala dei Cento Giorni e gli artisti “forestieri” 

3. 1550–1555 – Il cantiere delle Vite: Vasari, Michelangelo e i lavori per papa Giulio III 

4. 1570–1572 – Vasari in Vaticano: le cappelle per Pio V e la Sala Regia, opere che gli valsero lo “spron d’oro”, ben visibile nel celebre ritratto degli Uffizi dipinto da Giovanni Stradano

Un’esperienza immersiva e accessibile 

Il percorso è arricchito da approfondimenti audiovisivi dedicati ai luoghi vasariani di Roma e da due audioguide, una delle quali pensata per un itinerario accessibile, con tavole tattili e audiodescrizioni. Il catalogo è pubblicato da Gangemi. L’ingresso è gratuito con la MIC card

Fonte: Musei Capitolini

Commenti