Energia più bassa, qualità più alta: la tecnologia PEF può rivoluzionare i succhi di frutta
⚡ Come funziona il trattamento PEF
Il processo PEF espone il succo a impulsi elettrici brevissimi e ad alta intensità, capaci di danneggiare le membrane cellulari di lieviti e batteri patogeni. Il risultato è una riduzione significativa della carica microbica, con un vantaggio importante: la qualità del prodotto rimane intatta. Sapore, colore e valore nutrizionale si conservano fino a tre settimane, e la tecnologia può essere integrata senza difficoltà nelle linee produttive esistenti.
🔥 Recuperare calore per risparmiare energia
Lo studio ha analizzato diversi livelli di recupero del calore e tre temperature di preriscaldamento del succo (35 °C, 45 °C e 55 °C), prendendo come riferimento un impianto che tratta 16,5 milioni di litri di succo d’arancia all’anno. La configurazione più efficiente prevede:
- recupero del 35% del calore di scarto dal succo pastorizzato
- preriscaldamento del nuovo succo a 55 °C prima del trattamento PEF. Una soluzione che riduce consumi ed emissioni, migliorando al tempo stesso la sostenibilità economica del processo.
💬 “Tecnologie non termiche per un’industria più sostenibile”
Per Giovanni Landi, ricercatore ENEA e coautore dello studio, l’adozione di tecnologie più efficienti è una priorità per ridurre consumi e dipendenza dal gas nel settore alimentare. Le tecnologie non termiche come il PEF, spiega, possono diventare un’alternativa o un’integrazione ai metodi tradizionali, soprattutto quando abbinate a sistemi di recupero energetico.
💸 Il nodo dei costi iniziali
Il principale ostacolo all’adozione del PEF è l’investimento iniziale:
- 680.000 euro per un impianto PEF
- 200.000 euro per un impianto tradizionale HTST Tuttavia, sul lungo periodo il trattamento PEF risulta più conveniente: il costo unitario stimato è di 3,5 centesimi al litro, contro i 4,2 centesimi della pastorizzazione termica.
🌍 Un settore energivoro che cerca soluzioni
L’industria alimentare e delle bevande è tra le più energivore: processi come pastorizzazione, sterilizzazione, essiccazione e cottura rappresentano dal 20% al 50% dei consumi totali, con un impatto rilevante su emissioni di CO₂ e impronta idrica. La tecnologia PEF potrebbe contribuire a ridurre questi numeri, ma deve ancora confrontarsi con normative diverse tra Paesi e con l’assenza di requisiti specifici di etichettatura nei principali mercati, come UE e Stati Uniti.
🧭 Verso un futuro più sostenibile
La ricerca ENEA–Università di Salerno mostra che il PEF non è solo una promessa tecnologica, ma una soluzione concreta per rendere più sostenibile la produzione di succhi e bevande. Una strada che richiede investimenti e aggiornamenti normativi, ma che potrebbe portare benefici ambientali, economici e qualitativi lungo tutta la filiera.
Fonte: ENEA

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