ENEA scopre un nuovo indicatore della salute del suolo
🔬 Lo studio
La ricerca, condotta da ENEA insieme a Università della Tuscia e pubblicata sulla rivista Agriculture, ha analizzato gli integroni in tre diversi ambienti: digestato (derivato da rifiuti urbani e scarti agricoli e alimentari), Compost, suoli rizosferici (la porzione di terreno che circonda le radici delle piante).
📊 I risultati
- Digestato: è risultato il più ricco di integroni complessi e diversificati. Questo significa che i batteri presenti possono acquisire e scambiare facilmente geni di resistenza, rendendo l’ambiente più “a rischio” per la diffusione delle resistenze antimicrobiche.
- Compost: ha mostrato una struttura molto più semplice. Le alte temperature e i processi di maturazione riducono la complessità degli integroni, rendendolo un ammendante più sicuro e utile per migliorare la salute del suolo.
- Suoli rizosferici di grano duro e tenero: hanno rivelato caratteristiche intermedie, con una certa abbondanza di geni di resistenza ai metalli pesanti (come il cromo). Interessante la differenza tra le due varietà di grano, capaci di “modellare” in modo diverso i microrganismi associati alle radici.
🌍 Perché è importante
Gli integroni diventano una vera e propria “cartina al tornasole” della salute del suolo:
- aiutano a monitorare la resilienza dei microbi,
- permettono di valutare la sostenibilità delle pratiche agricole,
- segnalano il rischio di diffusione di geni di resistenza agli antibiotici.
Lo studio evidenzia come la gestione agronomica – dalla scelta degli ammendanti alle varietà coltivate – influenzi non solo la fertilità, ma anche la capacità del suolo di resistere a contaminazioni. --- ## 🌱 Verso un’agricoltura “One Health” Con questa ricerca, ENEA apre la strada a nuovi strumenti di monitoraggio ambientale. Osservare gli integroni potrebbe diventare un metodo efficace per guidare scelte agronomiche più sicure e sostenibili. Un esempio concreto è il digestato: preziosa fonte di nutrienti, ma anche potenziale vettore di resistenza antimicrobicai.
Fonte: ENEA

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