Intolleranze alimentari, costi maggiori per i prodotti specifici


Mangiare bio e light fa bene, ma incide maggiormente sulle spese familiari. L’Osservatorio nazionale Federconsumatori ha verificato i prezzi dei prodotti con poche calorie e meno conservanti, rilevando costi in media maggiori dell’82% rispetto a quelli tradizionali.
L’incremento dei consumi di alimenti senza lattosio, integrali, light, biologici è dovuto all’aumento delle intolleranze: in Italia si stima che siano circa 1.800.000 persone che non possono assumere determinati cibi.
I consumatori prestano maggiore all’alimentazione e si interessano di nutrizione e genuinità dei cibi, preferendo sempre più spesso prodotti di cui si conoscono la filiera, i processi produttivi e la rapidità della distribuzione.
Tra i prodotti light le differenze maggiori con quelli tradizionali si rilevano nei wurstel che arrivano a costare anche il 53% in più, nelle patatine (+25%) e nei biscotti (+23%); in media la differenza tra le due categoria di alimenti è del 18%. Nel biologico la polpa di pomodoro, la farina e gli spaghetti sono gli alimenti coi rincari maggiori, rispettivamente +116%, +96% e +87%. Scegliere i prodotti senza lievito fa crescere l’importo dello scontrino dato che brioches, biscotti e merendine costano anche più del doppio degli altri alimenti simili: per le prime si può passare da 1,85 euro a 4,45, per le seconde da 1,15 a 2,70 euro e gli snack confezionati da 1,99 a 3,52.
Chi è intollerante al lattosio spende di più per la panna da cucina (59%), il latte (39%) e lo yogurt (32%). 




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